Ero stata in India nell’estate del 2011, un viaggio senza prenotazioni (e senza social!), avventuroso e allo sbaraglio. E proprio per questo, mi aveva lasciato una sensazione di immensa libertà. Saltare sui bus, comprare i biglietti dei treni con le lunghe file in stazione, scegliere gli hotel di volta in volta, cambiare rotta e i programmi a seconda della disponibilità e di quello che capitava lungo la via. Ero entrata così tanto in questo flusso trascinante del qui e ora che dopo tre settimane è stato uno strappo interrompere il semplice corso degli eventi e tornare a casa. Non ci avrei creduto se mi avessero detto che sarebbero passati 11 anni prima di tornare in India.
Come dico sempre, l’India da allora non mi ha mai abbandonato. Pur non avendo la presunzione di aver capito tutto, anzi, proprio l’opposto, ho continuato a leggere, studiare e approfondire a distanza la cultura di un paese che mi aveva dato così tanto.
Non cedo più da tempo all’idea che si possa davvero capire un posto e una cultura con un semplice viaggio di pochi giorni. Si vivono esperienze, si assaggia qualcosa, si torna certamente arricchiti e cambiati con qualche souvenir in valigia. Ecco, l’India è così complessa, immensa e sfaccettata che tutto questo, qui, è ancor più vero: il “so di non sapere” diventa l’unico vero mantra da ripetersi ogni giorno, più volte al giorno.
Ma certo è che sono ritornata in India con una maggiore consapevolezza e questo mi ha permesso di andare ancora un pochino più in profondità e vivere più intensamente ogni luogo e ogni giorno. La porta d’ingresso del mio secondo viaggio in India è stata la città di Udaipur.

Udaipur: cosa aspettarsi, cosa vedere
Siamo nello stato del Rajasthan, la “Terra dei Re”. Se avete fantasie su maharaja e sontuosi palazzi, questo è il posto giusto. Dalle sabbie del deserto a forti che sbucano dalle colline come castelli fatati, dal commercio di pietre preziose alle tigri, vere o disegnate, il Rajasthan promette di regalarvi tutto ciò che nell’immaginario comune mettiamo alla voce India e Oriente.
Nel 1829 il colonnello James Tot, primo agente politico della famigerata Compagnia delle Indie Orientali, definì Udaipur “il luogo più romantico del continente indiano”. Molto di questo fascino romantico viene dal Lake Pichola, il lago artificiale su cui i palazzi di Udaipur si specchiano. Ho passato a Udaipur più giorni di quelli che normalmente si dedicano a questa città, sia perché ha molto da offrire, sia perché in questo viaggio, invece di fare tante tappe diverse in pochi giorni, ho deciso godermi la calma e di esplorare pochi luoghi il più a lungo possibile.


Con Udaipur è stato amore a prima vista. Uscendo dall’hotel, che si trovava leggermente fuori dal centro cittadino in una zona poco turistica, sono incappata in un piccolo tempio appartato e la prima statua di Ganesh all’ingresso del tempio mi ha dato il bentornata in India. Ganesh, dio bambino degli inizi, colui che rimuove gli ostacoli: quale miglior auspicio per i miei primi passi in questo ritorno. è bastato poco perché l’India riaccendesse le memorie del passato, i rumori del traffico con i suoi clacson incessanti, i carretti con la frutta ordinata, le mucche a spasso per le strade, le donne con le loro sari colorate. Tutto questo sebbene lontano, ha evocato situazioni famigliari, il famoso “io sono già stata qui”. E la domanda successiva: ci sono stata in questa vita o era un’altra?


Raggiunto il centro attraverso il budello che è Bhattiyani Chotta, all’incrocio con City Palace Rd, ecco il pannocchione del Jagdish Temple, dedicato a Vishnu – il conservatore – nell’incarnazione di Jagannath, Signore dell’Universo. Abbiamo la fortuna di entrare al tempio durante la pūjā della sera, tra suoni, canti e percussioni. E’ tutto così strano e allo stesso tempo così reale: le bacchette di incenso e le candele accese, il ritmo del tamburo e gli indiani che per la mia esperienza hanno sempre piacere a condividere i loro spazi sacri con gli stranieri. Noi entriamo con il timore reverenziale di chi sta invadendo un luogo sacro non suo, loro percepiscono quell’imbarazzo e timidezza e invitano all’ingresso e a unirsi alla cerimonia.

Il secondo giorno è dedicato al City Palace, un luogo immenso e meraviglioso – e anche molto affollato. La costruzione del palazzo di Udaipur è iniziata nel 1500 e il complesso si è ampliato nei secoli man mano che ciascun proprietario ne aggiungeva una parte nuova. I Maharaja da qui amministravano il loro regno, di questi signori il più famoso è Udai Singh II, un signore baffuto in gonnellone bianco che vedrete comparirvi davanti sotto forma di dipinto più volte durante le vostre visite a Udaipur. Udai Singh II è famoso perché ritenuto il fondatore di Udaipur e anche colui che iniziò a edificare il City Palace. L’accesso al palazzo avviene con l’attraversamento di diversi cortili, una cosa curiosa e interessante è che nel cortile Tripolia Pol, che porta all’entrata vera e propria del palazzo, ci sono 8 archi di marmo dove il Maharaja veniva pesato con oro e argento che poi veniva distribuito alla popolazione, secondo il detto “a peso d’oro”.


Qui non c’è scelta se non lasciarsi trasportare dal flusso di visitatori attraverso cortili, porte, archi, salotti decorati, specchietti e un’infinità di colori e dettagli. Quando lo visitiamo noi la gran parte del turismo è indiano e in alcuni corridoi più stretti si crea letteralmente un tappo umano.



Dal palazzo, una volta terminata la visita, si può andare verso Rameshwar Ghat e da qui fare la gita in barca che permette di ammirare il City Palace dall’acqua, girare intorno a Jagniwas Island (quella con l’hotel di lusso Taj Lake Palace) e approdare su Jagmandir Island. Onesta: qui non c’è molto da vedere e da fare se non appollaiarsi su uno degli sgabelli del bar in giardino e sorseggiare un decisamente troppo costoso mango lassi. Quando si è stanchi si prende il barchino e si torna indietro.


Tornati abbiamo seguito le scimmie che si spidocchiavano su una scalinata ripida e ci siamo ritrovati al Shri Jagat Shiromani Ji Temple, un tempio dedicato a Krishna (un’altra delle manifestazioni del dio Vishnu) e Radha, la giovane amante del dio, simbolo dell’amore incondizionato. Il tempio ha delle bellissime sculture a rilievo ma appena entrati ci è stato proposto subito “il tour a pagamento”. L’abbiamo fatto, è carino perché si sale fino al tetto e si possono osservare i bassorilievi da vicino, ma non imperdibile (e in genere sono più propensa a lasciare un’offerta quando il “tour guidato” non mi viene imposto).



La seconda giornata si conclude a Gangour Gath, dove tutti vengono a farsi le foto al tramonto. Infilandoci sopra alcuni scalini, ci ritroviamo ad attraversare alcuni piccoli templi sulle rive del Lake Pichola. Fino al Limaj Mata Mandir, un tempio dedicato a una delle manifestazioni femminili della dea. Qui è in corso la pūjā della sera, alla quale veniamo invitati a partecipare. Questa è stata una delle esperienze più belle di tutto il viaggio, perché non pianificata, non programmata e avvenuta così come avvengono le cose belle che l’India sembra aver pensato apposta per te: per caso.


La mattina dopo, a bordo di un tuk-tuk, andiamo a visitare i giardini Sahelion Ki Bari, un’oasi di meraviglie tropicali con grandi fontane. La cosa senz’altro più interessante della visita è osservare i gruppi di indiani che vengono qui a scattarsi foto e che non vedono l’ora di scattarsi una foto anche con noi, turisti di passaggio dall’aspetto più esotico dei giardini stessi.


Lasciati i giardini ci facciamo lasciare al Ambamata Temple, un luogo che difficilmente troverete nelle guide turistiche. In realtà è uno dei luoghi di culto più frequentati di Udaipur ed è dedicato alla dea Durga, una delle manifestazioni più potenti (personalmente la mia preferita!) della Grande Madre. Due enormi tigri disegnate ai lati della porta di ingresso ci accolgono, ma questa volta siamo meno fortunati e il tempio è deserto. Facciamo un giro nel cortile interno raccogliendo nella memoria ogni dettaglio, rimontiamo sul fido tuk-tuk e ci facciamo portare di nuovo nel caos della città vecchia.



Imbocchiamo Mochiwada Rd e ci perdiamo tra negozi e carretti di chai e street food. Se siete appassionati del genere, anche qui c’è un interessante tempietto, Telion Ki Mata. Ritorniamo indietro facendoci largo tra una folla e gli scooter fino alla torre dell’orologio di Ghantaghar, facciamo un po’ di shopping e visitiamo anche il Shree Sheetal Nath Kaanch Swetamber, un tempio Jain (all’interno è vietato fare foto).
Nel tardo pomeriggio ci aspetta Bagore Ki Haveli, una residenza tradizionale sulle sponde del lago costruita nel XVIII secolo da un primo ministro del Mewar. La residenza conserva una collezione di cimeli d’epoca polverosi con alcune camere arredate secondo lo stile dell’epoca. Ci concediamo una pausa nella terrazza sul tetto di un bar dalla quale si vede un bellissimo panorama del lago e della città: più la guardo e più mi piace. Per la sera abbiamo comprato i biglietti per uno spettacolo di danze tradizionali del Rajasthan che si tiene proprio nel cortile della Bagore Ki Haveli (passate prima a comprare i biglietti perché sono sempre esauriti!).


Per la nostra ultima sera ceniamo dal lato di Hanuman Ghat sulle rive del lago Pichola. I palazzi illuminati che si riflettono sull’acqua sono ciò che rende unica questa città, la guardo per l’ultima volta: l’indomani mattina alle 6:00 saremo sul treno per Jaipur.


Dove dormire a Udaipur
In India si possono trovare sistemazioni per tutte le esigenze. Qui un consiglio per un budget medio, un posto bello in una posizione pazzesca:
- Jagat Niwas Palace Hotel: non consiglio il posto dove abbiamo dormito noi perché si trova secondo me in una posizione più scomoda e a parità di prezzo avrei scelto decisamente il Jagat Niwas dove abbiamo cenato una sera e, oltre ad aver mangiato bene, la vista sul lago dalla terrazza è meravigliosa.
Dove mangiare a Udaipur
- chai e street food lungo Mochiwada Rd
- ristorante del Jagat Newas Palace Hotel per la bellissima vista dalla terrazza, per cena meglio prenotare
- Millets of Mewar piatti vegani, ottimo prezzo
- Ambrai per una cena sotto gli alberi e in riva al lago, fronte City Palace


Udaipur è una città piena di fascino, prendetevi tutto il tempo necessario per esplorarla con calma. Qui ci sono un po’ di info utili per iniziare a pianificare il vostro viaggio in India.




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