Diario di viaggio: Ayuttaya e Sukothai, via terra da Bangkok a Chiang Mai, Thailandia

[Il vero motivo del mio viaggio in Thailandia era andare alla scoperta del nord, fare il mio primo itinerario via terra in Asia, in treno e autobus. E infatti il nostro pezzo di viaggio verso il nord è stato senza dubbio la parte più interessante ed entusiasmante. Questo è il diario di quei giorni.]
Treno per Ayuttaya
Treno per Ayuttaya
Lasciamo  Bangkok con una borsa e una macchina fotografica nuova, un po’ scosse a causa del furto, ma pronte per la partenza. Alleggeriamo il bagaglio comprando una nuova valigia e lasciandola al Suk 11 (la recupereremo di ritorno a Bkk) e partiamo, zaino in spalla, per la stazione dei treni dove arriviamo trafelate e al volo acchiappiamo il biglietto in terza classe per il treno per Ayuttaya. Ci avevano avvisate che i treni Thailandesi sono lentissimi ed è meglio viaggiare in autobus, ma noi per raggiungere Ayuttaya, a 70km dalla capitale, decidiamo comunque di tentare.
E infatti cominciamo subito con una lunga attesa sul binario perché il treno non c’é!!!
Alla fine, dopo un’ora di ritardo, si parte. La terza classe dei treni thailandesi funziona che tutti i thai hanno il posto prenotato, che sarà anche un panchetto scomodo, però intanto ce l’hanno, noi no. Con una botta di fortuna ad un certo punto riusciamo a sederci comunque di spalle ad un finestrino ovviamente aperto, così ci becchiamo bene bene tutto il vento e la polvere. L’aria viene mantenuta fresca appunto dai finestrini aperti – non c’è proprio il vetro – e da simpatiche ventoline attaccate sul soffitto del treno. Intanto sopra il treno c’è qualsiasi cosa, i Thai quando viaggiano si portano dietro cibo di tutti i tipi, dai sacchi di riso a sacchettini di plastica trasparenti pieni di cibo strano…per arrivare al top di una signora che viaggiava con 3 scatole enormi piene di granchi vivi giganti!!!
Treno per Ayuttaya
Treno per Ayuttaya
Dopo un’ora e mezza siamo ad Ayuttaya, anche se tra attraversamento del fiume in barca, super caldo e bagaglio da trasportare e super mercatino pieno di carretti lungo la strada che dovevamo percorrere noi, ci mettiamo un po’ a trovare e raggiungere la guest house che avevamo scelto. Però alla fine arriviamo ed è bellissima, con tanto di laghetto e giardinetto tropicale (spesa a testa a notte: 4 euro).
Lasciamo giù i bagagli, doccia veloce per toglierci di dosso la polvere del treno e senza neanche mangiare prendiamo le bici e partiamo alla visita del parco delle rovine per arricchire la nostra già infinita collezione di Buddha.
Ayuttaya
Ayuttaya
Le rovine di Ayuttaya, chiamate ufficialmente “Parco Storico di Ayuttaya” sono riconosciute dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità e sono perfette da girare in bici (quelle di Hampi invece proprio NO!).
Ayuttaya
Ayuttaya
Intanto prenotiamo anche tour notturno in tuk-tuk per i templi, molto bello.
Ayuttaya
Ayuttaya
Finito il tour serale, il nostro autista ci scarica letteralmente in un mercato e ci dice che alla guesthouse ci torniamo a piedi. Molto bene, tanto non sappiamo nemmeno dove siamo. Noi e gli altri passeggeri ci guardiamo un po’ straniti, poi cerchiamo di trovare qualcosa di commestibile in giro per le bancarelle.
Il giorno dopo siamo di nuovo in partenza per Lopburi e Phitsanulok, questa volta lasciamo il treno per provare con il bus.
Arriviamo alla stazione di Ayuttaya e  chiediamo un autobus per Lopburi, un autista ci fa cenno di salire sul suo autobus…che dopo un po’ scopriamo essere un semplice autobus cittadino!! Infatti il viaggio dura pochi minuti e poi ci fanno scendere sul bordo di quella che sembra un’autostrada. Effettivamente c’è una fermata di bus, il problema è che non c’è uno straccio di indicazione con caratteri latini e nessuno sembra parlare inglese. Alla fine tra gesti e comunicazioni non verbali ci mettono sul bus giusto per Lopburi.
Lopburi
Lopburi
Lopburi (150km a nord di Bkk) è una città con un centro molto piccolo e assolutamente senza i fasti di Ayuttaya. Noi decidiamo di farci una sosta per spezzare il viaggio fino a Phitsanulok e Sukhothai, ma non pernottiamo. E’ famosa per essere una città abitata da scimmie che passeggiano indisturbate per la città. Noi ci siamo fermate per l’ora di pranzo e probabilmente le scimmie stavano facendo la siesta, ne abbiamo viste solo 3 di cui 2 zampettavano sui fili elettrici e una stava ravanando nella munnezza.
A parte questo, visitiamo le rovine del Palazzo Baan Vichayen dove entriamo senza pagare il biglietto visto che all’ingresso non c’era nessuno. Facciamo poi un giretto per il centro, è pieno di scolaretti in uniforme che sono appena usciti da scuola. Ci spariamo altre due rovine di wat e poi andiamo alla stazione per prendere un altro treno. E qui viene il bello, dal momento che le ore di viaggio questa volta non sono 2 ma 6. Anche questa volta terza classe, in seconda non c’ era più posto (noi sempre fortunate con i biglietti). Saliamo con tanto di bagaglio ed il treno è, ovviamente, pienissimo. Ci sistemiamo lungo il corridoio, pronte a rimanere in piedi.
I corridoi dei treni thailandesi, oltre ad essere strettissimi, sono trafficatissimi: ogni mezzo secondo passa qualcuno che vende cibo di tutti i generi, dal pesce secco (immaginate i profumi…), alla frutta, all’acqua, al riso, alle verdure…Considerato questo continuo via vai, pensare di stare in mezzo al corridoio con in più le valigie è abbastanza una follia. Alla fine un signore ci vede un po’ confuse e prende in mano la situazione sistemandoci in questo modo: la mia chiappa sinistra viene fatta sedere affianco ad un vecchio secolare, la chiappa sinistra di Arianna va a dividere per 3 con altri due un sedile biposto. Almeno una chiappa a testa l’abbiamo sistemata. Il signore si mette a conversare tranquillamente con noi in thai, noi rispondiamo convinte di capire e lui pure e così si va avanti per un po’. Mi piace molto questa cosa che si può andare avanti a fare discorsi per ore in due lingue diverse.
Insomma, mezzo viaggio procede con solo mezza chiappa seduta e con i vari venditori di cibo che passando continuano ad inciampare sulle nostre valigie. Poi il treno si svuota un po’, i controllori passano e vedendo la nostra situazione estrema ci portano in un altro vagone e finalmente riusciamo ad avere un sedile a testa tutto per noi.
Verso le 21.30 – con circa 45 minuti di ritardo – arriviamo a Phitsanulok dove ci fermiamo solo per la notte per ripartire subito per Sukhothai – la nostra vera meta- il giorno dopo.
Phitsanulok
Phitsanulok
L’impatto con Phitsanulok non ci fa rimpiangere di averla scelta esclusivamente come tappa di passaggio: mignotte lungo le strade e molto, molto sporca… Finalmente vediamo un po’ di scarafaggi a spasso, mi stavo quasi preoccupando di non riuscire a vederne nemmeno uno in questo viaggio.
Il primo albergo dove andiamo – scelto perché vicino alla stazione e segnalato sulla Lonely Planet – è un posto luridissimo, non riuscivamo nemmeno a trovarlo e sono proprio le signorine lungo la strada che ce lo indicano gentilmente: loro lo conoscono bene, infatti ha proprio l’aspetto di quegli alberghi lì (macchie inquietanti sulle lenzuola). Scappiamo, letteralmente.
Proviamo in un altro poco più avanti dove suonando svegliamo un ciccione che ci apre e sembra anche seccato del fatto che gli tocchi lavorare. Anche questa camera fa abbastanza piangere ma almeno è pulita e sembra un albergo normale.
Per mangiare qualcosa andiamo sul lungo fiume dove becchiamo una carovana di vecchietti francesi in gita e orde di ragazzi universitari thai a fare baldoria notturna.
 Sukothai
Sukothai
 Sukothai
Sukothai
Il giorno dopo saltiamo sul bus per Sukhothai. Arriviamo e prendiamo subito le bici per visitare il parco delle rovine che è la versione Thailandese dell’Angkor Wat Cambogiano. Molto bello, e via giù con altre statue del Buddha in tutte le salse.
 Sukothai
Sukothai
La signora che ci affitta alle bici insiste fin dall’inizio per volerci prenotare lei il bus per Chiang Mai dicendoci che è venerdì e tutti tornano a casa per il weekend e se non prenotiamo rischiamo di non trovare posto. Noi ci sentiamo sgamatissime, capiamo che la signora vuole farci la cresta e la ringraziamo e le diciamo che facciamo noi. Alla fine del giro delle rovine riconsegniamo le bici e seguiamo le indicazioni della signora che ci indica la fermata del bus per Chiang Mai proprio di fronte al suo negozio. Passa un’ ora e niente.
Siamo malfidenti e andiamo a chiedere nuovamente alla signora che ci dice che sa che il bus e’ partito in ritardo dalla stazione centrale. Noi non ci fidiamo e decidiamo di andare direttamente alla bus station. Infatti saliamo sul camioncino-taxi e dopo qualche minuto incrociamo il nostro bus in senso opposto…lo perdiamo. E perdiamo anche un’altra ora d’attesa per il bus successivo, dove ovviamente viaggiamo in piedi perché il bus è pieno di studenti che tornano a casa per il weekend. Ok, abbiamo imparato la lezione: aveva ragione la signora delle bici, su tutta la linea, vedi alle volte a non fidarsi.

A mezzanotte arriviamo finalmente a Chiang Mai, esauste ma felici, e che lo dico a fare.

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Ayuttaya e Sukothai sono due tappe classiche di un tour verso il nord della Thailandia. Entrambi i siti possono essere visitati in giornata. Noi ci siamo spostati con un mix di treni e autobus, rimane il fatto che l’autobus è sicuramente il mezzo più rapido per spostarsi in Thailandia.

 

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