Viaggiare con i bambini: sì, no, quando e perché

Ultimamente mi sono capitati sotto gli occhi diversi articoli e contenuti che toccavano questo tema proponendo le due visioni storicamente opposte con – in entrambi i casi – convincenti e valide motivazioni a sostegno dell’uno e dell’altro punto di vista. La cosa mi ha portato a interrogarmi su quale fosse realmente la mia esperienza di viaggio con figlio, quale fosse la mia verità su questo argomento dopo quasi 10 anni di viaggi insieme.

E quindi, dopo essermi chiesta a lungo negli ultimi mesi se abbandonare definitivamente questo spazio (che per essere curato richiede tempo e energie), ho deciso di tornare a scrivere, almeno per ora. E riparto proprio da questo argomento che avevo già trattato nell’articolo Sul viaggio: la vera verità sui bambini in viaggio ma essendo passati un po’ anni, ho pensato di ampliare il tema aggiungendo altri spunti nati dall’esperienza.

Perché viaggiamo?

Forse prima di parlare del perché vogliamo o non vogliamo viaggiare con i nostri figli dovremmo analizzare le nostre motivazioni di viaggio.
Cosa ci spinge a sbatterci dall’altra parte del mondo, trascinando pesanti zaini su strade fangose, moribondi per un fusorario inclemente?
Oppure, al contrario, cosa ci spinge a rintuzzare il bagagliaio della macchina di trolley e gonfiabili, metterci per ore in coda ad agosto per andare sempre nel solito posto?
Le due esperienze qui descritte sono chiaramente due iperboli opposte, nel mezzo delle quali vi sono infinite sfumature. Quello che queste due esperienze hanno in comune è la base del tempo libero, il quale costituisce il presupposto a tutto il resto. Nella maggior parte dei casi, ci mettiamo in movimento quando il lavoro ce lo permette, quando possiamo staccare, quando le scuole sono chiuse, etc. Viaggiamo quindi per concederci quel tempo diverso dalla nostra quotidianità a sostegno del nostro benessere e, perché no, salute mentale. E qui stanno le prime diversità: c’è chi per staccare decide di investire su mete sempre nuove e lontane (geograficamente e culturalmente) e chi preferisce tornare o restare in un ambiente più familiare e/o statico. Va da sé che in questo articolo e in questo spazio mi interessa riflettere di più sul primo aspetto del viaggiare e cioè quello di chi sceglie viaggi più dinamici e movimentati rispetto a chi predilige la casa vacanze di famiglia. Non vi è alla base alcun giudizio, né le due modalità di viaggio si escludono l’una con l’altra, ma qui mi interessa riflettere e approfondire le mie esperienze su viaggi verso mete e viaggi che richiedono qualche sforzo organizzativo in più.

La premessa delle premesse resta tuttavia la solita: viaggiare è un enorme PRIVILEGIO. Per quanto si possa agire sui costi (destinazioni, hotel, cibo, attività…) alla misura delle proprie disponibilità, viaggiare è costoso e resta sempre un privilegio e fa parte della nostra cultura occidentale (semplifico, ma ci siamo capiti). Non tutti i popoli e culture e di conseguenza non tutte le famiglie del mondo hanno lo stesso accesso, le stesse possibilità economiche e politiche (passaporto) di spostarsi con la semplice motivazione del “fare una vacanza”.

Croazia, on the road nei Balcani

Esiste una misura del viaggio?

Il viaggio è un vero viaggio solo se arriviamo dall’altra parte del mondo? Io dico no.
Viaggiare vuol dire “trasferirsi da un luogo ad un altro facendo uno spostamento”, questo in senso letterale. In senso più ampio, per me viaggiare vuol dire lasciare un luogo noto e spostarsi verso qualcosa di nuovo. L’unità di misura non è il numero di scali aerei, le ore di fuso orario o il numero di giorni che abbiamo a disposizione, ma l’intenzione e il modo in cui costruiamo il nostro spostamento. Nel 2021 ho fatto un viaggio on the road nelle Marche in van con mio figlio e lo considero a tutti gli effetti un viaggio di pari dignità e interesse rispetto al viaggio in Indonesia di quest’estate (2023), sebbene certamente meno “esotico”. Quando parlo del “modo in cui costruiamo il nostro spostamento” mi riferisco ai significati che noi gli diamo: stiamo viaggiando per riposare? stiamo viaggiando per esplorare? stiamo viaggiando per lavoro? Stiamo viaggiando per conoscere?
Sono dell’idea che la maggior parte delle persone che viaggiano con i bambini (e ho già definito sopra cosa intendo io per viaggio) viaggiava anche prima. Difficilmente partirete per un viaggio in Asia zaino in spalla con i vostri figli se non avete già fatto esperienze simili riconoscendone e apprezzandone il valore. Quando sono diventata genitore, pianificare viaggi con mio figlio allo stesso modo di come avevo fatto in precedenza è stato naturale, non ho pensato neanche per un momento che diventando madre avrei smesso di viaggiare. Certo, il modo di viaggiare è cambiato e ha continuato a cambiare nella crescita di O. anche perché adesso partecipa attivamente alla scelta e all’organizzazione, esprime le sue preferenze e quindi non sono più “i miei viaggi”, ma i nostri viaggi insieme.

Maine, USA

Il viaggio come strumento educativo

Io sono fermamente convinta che il viaggio sia uno strumento di conoscenza, non l’unico e il solo, ma uno degli strumenti che abbiamo il privilegio di esercitare. Lo è per me e credo lo sia anche per mio figlio. L’anno scorso, in uno dei colloqui con gli insegnanti, mi è stato detto con grande apprezzamento che O. porta e condivide in classe con entusiasmo molte esperienze vissute durante i suoi viaggi, trovando collegamenti con l’argomento di studio. Vuol dire che è più meritevole di altri compagni che non viaggiano? No, certo.
Vuol dire semplicemente che le esperienze fatte in viaggio fanno parte di lui ed è in grado di attingere a quelle esperienze per elaborare le sue opinioni e articolare il suo pensiero. E io trovo che questa grande ricchezza non dipenda né dal numero dei giorni che possiamo dedicare al viaggio, né da quanto andiamo lontano. Dipende invece da altri fattori: lo stimolo dello spirito di osservazione, leggere e documentarsi sul posto che visitiamo, discuterne insieme prima, dopo e durante, sperimentare la diversità di luoghi più distanti da noi geograficamente, assaggiare cibi, guardare gli animali e le piante, osservare modelli di vita diversi, esercitare pazienza e adattamento anche nelle piccole azioni quotidiane, dall’utilizzo dei bagni alle attese e agli spostamenti. Non mi trovo d’accordo con chi sostiene che il viaggio non sia un modo efficace per coltivare lo spirito di adattamento, sebbene non sia l’unico modo al mondo per farlo.

Gestire la fatica e la frustrazione nel viaggio con i/le bambini/bambine

Sarei molto falsa nel vendere facili trucchetti illudendovi che la fatica del viaggiare con i bambini sia sempre gestibile con qualche semplice accorgimento. Quando sono piccoli poi i loro bisogni (e scleri) sono così in evoluzione che qualcosa che funziona oggi difficilmente tornerà buona domani. Ho passato interi viaggi aerei raccogliendo giochini da sotto il sedile, il volo per le Isole Canarie l’ho fatto quasi tutto passeggiando con O. in braccio per il corridoio dell’aereo (aveva 15 mesi), ho dovuto ingegnarmi per cambi di pannolino estremi, ci siamo alternati con il padre alla visita di alcuni posti che semplicemente erano impossibili con lui al seguito, la spiaggia spesso è diventata tutto il contrario dell’esperienza rilassante e contemplativa che uno si aspetterebbe, ad altri posti abbiamo rinunciato senza neanche tentare sapendo che sarebbe stato semplicemente un incubo. Tuttavia, nonostante la fatica innegabile, ho avuto anche piacevoli e numerose sorprese, i primi esempi che mi vengono in mente:

  • il viaggio on the road in Canada e Maine (O. aveva 20 mesi) è stato per certi versi meno faticoso del previsto perché organizzando gli spostamenti in macchina in corrispondenza dei pisolini noi ci siamo goduti il viaggio e anche il riposo
  • Ad Amsterdam abbiamo visitato il museo di Van Gogh con un Orlando piccolissimo sul passeggino alternandoci per intrattenerlo e farlo sgambettare
  • A 2 anni a Cuba si è sparato 4 ore di escursione a cavallo senza battere ciglio e addormentandosi senza problemi quando era stanco
  • A partire dai 4 anni la sua esperienza con gli aerei era già tale dal saper gestire senza problemi i tempi di attesa del viaggio (e il suo schermo personale!)
  • A 3 anni ha affrontato 2 giorni di safari in Kenya con entusiasmo e serenità, quando era stanco si sdraiava da solo sul sedile della macchina e si concedeva autonomamente un pisolino
  • Il jetlag lo ha sempre assorbito senza problemi (meglio di me, per dire).

Sì, vero, viaggiare con lui ha comportato qualche rinuncia, più volte ho dovuto modificare i piani per venire incontro alle sue esigenze, ma la frustrazione è stata di gran lunga inferiore alle esperienze vissute e al piacere di condividerle. C’è anche da dire che grazie al fatto di dover pensare a viaggi adatti a lui ho preso in considerazioni mete che non avrei altrimenti considerato e che si sono rivelate eccellenti scoperte: oggi sulle Isole Canarie c’è molto hype, ma quando ci sono stata io nel 2016 l’idea dominante era che fossero una destinazione di enormi resort di cemento per attempati europei del nord in cerca di sole e relax.

Orlando a Trinidad, Cuba

Le mete ideali per i viaggi con i bambini

Anche qui, scusate se vi deludo, non ho facili ricette e formule garantite. In compenso, per darvi qualche spunto, nella pagina Destinazioni di questo sito ho aggiunto un elenco dei nostri viaggi specificando l’età di mio figlio quando li abbiamo fatti; non troverete solo viaggioni ma anche spunti per gite e viaggi più brevi in Europa e in Italia.
Il punto cruciale è che la meta giusta deve essere un punto d’incontro tra ciò che come genitori desiderate dal viaggio e ciò che potrebbe essere godibile anche per i più giovani al seguito. Senza strafare e senza pensare che la risposta sia per forza attraversare il globo terraqueo. Qualche consiglio generale:

  • è anche il vostro viaggio: non fate l’errore di scegliere una destinazione solo perché qualcuno vi ha detto che è perfetta per i bambini. Come dicevamo all’inizio, un viaggio è anche un (grande) investimento economico e vi costerà qualche soldo. Non credo vorrete tornare delusi e infastiditi per aver speso tanti soldi per qualcosa che non vi interessava fin dall’inizio.
  • investite sul comfort: se siete particolarmente stanchi fisicamente non organizzate un viaggio con troppi spostamenti e notti in sacco a pelo! Provate a pensare di investire il vostro budget meno sulle grandi distanze in aereo e più sulle sistemazioni anche se è una cosa che prima di essere genitori per voi era meno rilevante. Viaggiando con bambini probabilmente rientrerete prima del solito e sarà piacevole tornare in un hotel confortevole dove concludere la serata.
  • le attività giuste: forse avrete già sentito questa cosa, ma la spiaggia con i bambini può essere l’esperienza più demolitiva in assoluto, di gran lunga superiore a una visita in un museo e una passeggiata al parco! La formula che funziona per me è stare all’aria aperta: parchi, possibilità di vedere animali, semplici passeggiate in città sono di solito ciò che cattura la loro attenzione senza generare troppe aspettative in nessuno.
  • attrezzatura: quando O. era piccolo abbiamo SEMPRE portato con noi un passeggino leggero da viaggio. Questo ci ha permesso di stare fuori a girare anche intere giornate perché quando era stanco poteva sdraiarsi e riposare. Oltre a questo il marsupio TULA è stato un ottimo alleato per i sentieri e le escursioni inagibili con il passeggino. Non pretendete che vostro figlio cammini tutto il giorno in salita se non è abituato a farlo o se pensate possa stancarsi troppo. Tra l’altro il passeggino, per quanto un po’ rognoso da trasportare, si trasforma spesso in un utile appoggio per il trasporto di altri oggetti, al punto che oggi che non lo usiamo più quasi lo rimpiango (quasi).
  • sicurezza e salute: ascoltate le vostre paure e ansie, è normale averle per quanto anche razionalmente vi rendiate conto che siano in gran parte immotivate. Se, ad esempio, una destinazione non vi fa sentire a vostro agio, se temete una serie di rischi sanitari per quanto remoti, non mettetevi in condizioni di stress e ansia e scegliete una meta che sentite sicura. Viaggiare con l’ansia per ogni puntura di zanzara o per ogni cibo assaggiato non farà bene né a voi, né ai piccoli viaggiatori. A tal proposito ricordo quanto sia utile e importante sottoscrivere sempre una buona polizza assicurativa quando viaggiate!
Folegandros, Grecia

Vi lascio qui sotto due articoli, con tesi per certi aspetti opposte, che per me sono stati uno spunto utile per scrivere qui le mie opinioni su questo tema:

Se volete aggiungere il vostro punto di vista o esperienza, potete farlo qui nei commenti!

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