Sul viaggio: la vera verità sui bambini in viaggio

L’estate sta finendo, e un anno se ne va, diceva qualcuno. E io ho tipo il “blocco del blogger part-time” nel senso che mi perdo a vagare con la mente nel vuoto della pagina bianca. Questa frase scontata della celebre canzone dei Righeira è l’unica cosa che mi viene in mente per (ri)cominciare a parlare di viaggi e di vacanze. E di cose nuove da raccontare ce ne sono tantissime. Ci sono il Canada e il Maine, freschi freschi di timbrini sul passaporto, con una marea di cose belle e interessanti. E ci sono le amate e familiari spiagge della Sardegna e le limpide acque del Trebbia. E io sono un po’ persa e non so da dove cominciare.

E allora inizio così, con un argomento generico ma che mi sta ENORMEMENTE a cuore, e cioè com’è e come non è portare un bambino in giro per il mondo per un mese intero. Inizio da questo tema perché questi giorni su Facebook ho letto una lunga polemica proprio rispetto al tema dei bimbi in viaggio.

Leggere questa animata discussione sui bambini e le famiglie in viaggio mi ha fatto molto pensare. Perché in realtà le tesi di questi “haters delle famiglie in viaggio” sono tutti dei dejà vu. Sono frasi che chi viaggia con i bambini prima o poi si sente dire, magari con più educazione, ma prima o poi arrivano. Sono frasi che, detto tra noi, anche io in quell’altra vita che c’era prima di essere genitore ho anche pensato o bisbigliato a bassa voce.

Allora ho deciso di affrontare uno per uno i luoghi comuni del viaggiare con i bambini, con il mio personale punto di vista.

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Acadia Park, Maine, USA

Viaggiare in famiglia è troppo costoso. Variante: Beata te che c’hai i soldi. 

Viaggiare costa. A volte costa tanto. Viaggiare in famiglia costa di più. Si può intervenire smussando i costi principali di alberghi e voli aerei, ma in generale con l’allargarsi della famiglia il costo dei viaggi e delle vacanze aumenta, è inevitabile. Come aumentano tutti gli altri costi della famiglia, è la dura e triste legge dell’economia. Ma questo non vuol dire che l’arrivo di un figlio impedisca di viaggiare in senso assoluto.  E’ sempre un fatto di priorità e di budget. C’è chi viaggia in tenda, chi va dall’altra parte del mondo, chi rimane nella sua regione, c’è chi viaggia per 5 giorni in alberghi da mille e una notte e chi con lo stesso budget viaggia per 50 giorni pernottando in pensioni e ostelli. Le variabili sono moltissime, e chi viaggia con i bambini non necessariamente è un miliardario.

La regola d’oro è una: p.i.a.n.i.f.i.c.a.r.e.

Che detto da una come me che ha sempre comprato i voli non più di un mese prima… Ma se si vuole risparmiare qualcosa viaggiando in famiglia è meglio prenotare i voli con anticipo (anche perché magari quei voli low cost con partenza alle 4 del mattino e 2000 scali li evitiamo, no?), informarsi prima su internet sul costo della vita nella destinazione che vi interessa, pianificare un itinerario con una stima dei costi giornalieri. Sì, se vi viene bene è una cosa che potete anche aggiungere al CV, avrete un futuro come CFO.

Oh wow una campana da suonare 10, 100, 1000 volte! – Lunenburg, Nova Scotia, Canada

Poveri bambini. Variante: siete dei genitori egoisti che costringete vostro figlio a seguirvi dall’altra parte del mondo.

Poveri bambini 9 ore chiusi in un volo intercontinentale. Poveri bambini tutti gli anni in vacanza nello stesso posto. Poveri bambini ad agosto a Milano. Poveri bambini perché i genitori lavorano. Poveri bambini perché ostaggio della mamma che non lavora. Poveri bambini nei passeggini. Poveri bambini nella fasce portabebé. Etc…etc…

Il discorso del poveri bambini si estende a tutti gli aspetti della vita e rientra un po’ nell’immenso e inesauribile filone del “c’è sempre qualcuno che ha un’idea migliore di te su come debbano crescere i TUOI figli”. Fare i genitori è un mestiere difficilissimo ed è tutto un sottile equilibrio tra il benessere dei genitori e il meglio per la progenie. Dovremmo partire dal presupposto che ogni genitore cerca di fare il meglio per far star bene suo figlio – e se stesso. Quindi si va dall’altra parte del mondo perché così anche la mamma è felice, Ok?!?!

Forse mia nonna di 90 anni potrebbe pensare “povero Orlando 9 ore in un aereo”. Mia nonna ha preso pochissimi aerei in vita sua e non è mai stata all’estero. Mia nonna non ama viaggiare, molto probabilmente perché non ha mai viaggiato. Mia nonna, nonostante tutto, una volta ha buttato il cuore oltre l’ostacolo ed è andata in pellegrinaggio ad Assisi con la parrocchia per rendere omaggio al suo santo preferito. Mia nonna mi chiama con orgoglio la sua nipote giramondo. Mia nonna sono sicura che avrebbe amato viaggiare se qualcuno glielo avesse insegnato e se avesse avuto i soldi per farlo.

Finché dovrò prendere io decisioni per mio figlio – dalla scuola da frequentare, a cosa mangiare a cena, a come trascorrere le vacanze – Orlando farà quello che io e suo padre decidiamo per lui perché riteniamo che sia il meglio che possiamo offrirgli. Quando vorrà farlo, sarà libero di esprimere le sue opinioni e discuterle con noi, ma saremo comunque noi a tirare le somme e prendere le decisioni importanti. Perché questo fa parte, a mio parere, dell’essere genitori. E questo riguarda anche il viaggiare: quando avrà l’età per farlo potrà anche decidere che viaggiare gli fa schifo. Ne prenderemo atto e faremo in modo di venirgli incontro.

Ma sono quasi sicura che staremo seduti a tavola insieme a parlare di dove ci piacerebbe andare la prossima volta. Poi un giorno partirà da solo e sarà bellissimo guardarlo andare per la sua strada.

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sorelle in viaggio, Cadillac Mountain, Acadia Park, USA

Viaggiare con i bambini è uno sbattimento. Variante: Adesso che diventerai madre te li scorderai tutti quei viaggi dall’altra parte del mondo.

Quante volte mi sono sentita dire questa frase quando ero incinta! E quanto mi faceva arrabbiare!

Il punto è che è un tipo di viaggio completamente diverso. Con tempi diversi, itinerari diversi, destinazioni diverse. L’ho scritto qui parlando di come si stava evolvendo la mia wishlist di viaggio e se non fosse stato per l’esigenza di organizzare un viaggio bambino friendly non sarei forse mai stata alle Isole Canarie, perdendomi un pezzetto di mondo bellissimo. Certo, andando alle Canarie non sono stata in Kamtchatka, ma questo vale per tutto: non possiamo mai essere in due posti contemporaneamente e il posto che scegliamo di visitare è, molto probabilmente, quello giusto per noi in quel momento. E chissà, magari un giorno visiterò anche la Kamtchatka.

La domanda vera è: avrei rinunciato ad avere un figlio per fare tutti i viaggi più avventurosi del mondo? Assolutamente NO. Ma queste sono scelte personali. Non avrei niente da obiettare ad una persona che scegliesse il contrario.  Trovo invece molto sgradevole che qualcuno metta in discussione con toni volgari e superficiali che viaggiare con i bambini, sebbene diverso, possa anche essere bellissimo. Voglio sbilanciarmi: viaggiare con i bambini è bellissimo, ecco, questo è il mio punto di vista.

Certo, potete scordarvi tramonti silenziosi e romantici sorseggiando un calice di vino. Potete scordarvi di guardare dieci film di fila in aereo. Potete scordarvi di saltare i pasti per non perdere nemmeno un minuto della giornata. E un sacco di altre cose che, soprattutto con un bimbo molto piccolo, diventano praticamente impossibili. Voglio anche essere sincera fino in fondo: viaggiare con i figli è molto faticoso. Ma la verità è che l’essenza del viaggio, qualunque essa sia per voi, quella non cambia: visitare posti nuovi, esplorare, scoprire, stupirsi, staccare la spina della quotidianità, vedere il mondo. E il vostro bimbo vi saprà sempre dare uno spunto in più: vi indicherà sicuramente qualcosa che vi è sfuggito. E per me che ho viaggiato tanto questa è una novità immensa: significa guardare il mondo con occhi nuovi. E scusate se è poco.

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Grand Falls, Canada

I bambini in viaggio disturbano. Parente di: Ma perché non ve ne state a casa?!

E qui parte il famigerato aneddoto del bambino che ha urlato per tutto il viaggio aereo. E chi non ha avuto come vicino di poltroncina un bambino urlante alzi la mano. Ma invece, mi chiedo, il passeggero seduto dietro di voi che si toglie le scarpe avvelenando l’aria dell’aereo e incastrando il suo piede puzzolente tra i sedili così da solleticarvi il gomito con l’alluce non vi è mai capitato? E quello che russa sonoramente? E quello che ha le cuffie per la musica ma canta a voce alta? E quello che fa il big business nel wc e non tira l’acqua? E quello che in treno parla al telefono per 4 ore consecutive a voce alta così quando siete arrivati sapete tutto della sua stirpe fino al quinto grado di parentela?  E quello che scoreggia? La cosa bella è che tutti questi sono adulti, non bambini.

Quando provi a fare questi esempi la risposta di solito chiama in causa genitori degeneri che non intervengono o non riescono a calmare il pupo impazzito. “Eh no ma ti giuro questo bambino era isterico e i genitori niente, non facevano niente!” A volte è vero, magari i genitori potrebbero prodigarsi maggiormente. A volte – giuro – ci provano con scarsi risultati e sicuramente moltissimo imbarazzo e frustrazione perché le urla e il pianto di un figlio, è scientificamente provato, un genitore li percepisce il doppio più forti  di quanto siano in realtà. E’ solo per dire che a volte i bambini sono semplicemente: bambini.

Un adulto che scoreggia in pubblico lo detesto, un bambino che urla lo posso anche tollerare.

Il punto cruciale è questo: l’aereo o il treno sono situazioni di promiscuità forzata, 200 persone o più costrette in un minuscolo spazio vitale, a volte per tante ore. E’ il disagio che dobbiamo sopportare per raggiungere un posto che ci interessa, almeno fino a che non inventeranno il teletrasporto. Ecco, secondo me se non si è disposti a tollerare con un po’ di pazienza questa promiscuità forzata allora mi chiedo come si possa apprezzare un viaggio. Un viaggio è sempre un atto di adattamento e di tolleranza, in un certo senso. Se non si è capaci di sopportare qualche piccolo disagio per qualche ora allora forse è meglio stare a casa.

Quindi la risposta è: ma stare a casa tu, no?!?

———–

Un bambino educato a viaggiare fin da piccolo sarà presto un viaggiatore – e un adulto – rispettoso. Imparerà il piacere dell’attesa, la gioia della scoperta e anche il valore di tornare a casa e riscoprire i suoi luoghi più familiari. Se siete viaggiatori incalliti e state per diventare genitori non fatevi spaventare da chi cerca di farvi terrorismo psicologico: continuerete a viaggiare anche con il vostro bambino e sarà bellissimo. (Anche faticoso, ok, ma questo è un dettaglio).

 

 

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