Lately: di neve a fiocconi, della gioia di fare unfollow e del mai dimenticare, gennaio e febbraio 2018

Oggi Milano era (finalmente…) coperta di un sottile e morbido manto di neve. Sono giorni che ci bombardano di notizie sul freddo siberiano che ci avrebbe travolto, se non avesse nevicato ci saremmo rimasti tutti davvero male a questo punto. Mentre scrivo ha iniziato di nuovo a nevicare. Sarà la mia provenienza da terre miti, ma la neve in città mi entusiasma da sempre. Lo so che poi diventa una poltiglia fangosa che fa patch-patch sotto alle scarpe, ma oggi anche il breve tragitto da casa alla metro, e poi all’ufficio, mi è sembrato più piacevole del solito. Anche Orlando era felice di questa novità, e ha indossato i doposcì tutto contento; il papà mi ha raccontato che ha fatto tutta la strada da casa a scuola spolverando la neve sulle macchine :)

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Il 2018 è iniziato con la prima settimana di gennaio trascorsa in vacanza, qui a Milano, il cui obiettivo principale da portare a termine ogni giorno è stato quello di tenere il treenne impegnato e interessato. Chiunque sia genitore sa quanto questa attività svolta full time sia ben più impegnativa di qualsiasi altra. Parlando di viaggi, mi sono pentita di non aver previsto nessun viaggio in quella settimana: ogni giorno di ferie trascorso a casa mi sembra sprecato. Allo stesso modo, cosa che penso sempre più spesso non senza un briciolo di malinconia, le chance di passare tanto tempo con Orlando io e lui da soli sono poche e mi sento di doverle sfruttare e godere al meglio che posso (non senza pianificare qualche fuga di tanto in tanto per tirare il fiato!). Tra le varie attività ricreative che mi sono inventata in quei giorni c’è stata la visita al Museo delle Scienze Naturali. Pensavo sarebbe stato attratto dalle teche di insetti e farfalle colorate, o dalle vetrine con gli habitat e gli animali impagliati (che sono molto old fashion e perciò estremamente interessanti, a mio parere). Invece la sua attenzione è stata rapita dai dinosauri, cosa che pensavo lo avrebbe spaventato. All’inizio c’è stato un po’ di timore, ma poi si è fatto trascinare dall’emozione e saltellava tra uno scheletro e l’altro immaginando probabilmente avventure e inseguimenti alla Jurassic Park. Ho cercato di spiegargli, con l’aiuto di un disegno, che quelle che vedevamo erano le ossa e che anche noi abbiamo le ossa dentro il nostro corpo. E’ rimasto colpito e pensieroso su questa cosa e passando davanti ad una teca con uno scheletro umano rannicchiato. in mezzo alla terra mi ha chiesto ragguagli sul “signore” in questione e sulle sue ossa “Quel signore sta dormendo, mamma?”. La cosa senza tradire il minimo turbamento. E quant’è bella questa sua lontananza dall’idea di fine, di morte: il suo tempo è proiettato all’infinito e allo stesso tempo ancorato a quello che succede davanti ai suoi occhi.

 

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La famigerata settimana di staycation è stata anche l’occasione di una bellissima prima volta: sono andata ad assistere ad uno spettacolo a La Scala. Il teatro è sempre emozionante e penso sempre che ci vado troppo poco. In più, è incredibile che in undici (undici!!) anni a Milano io non ci sia mai andata prima. E poi: il balletto classico, questo basta. E quant’è bello il centro di Milano le notti d’inverno, con i rumori dei passi che suonano sui marciapiedi.

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Sono state settimane impegnative. Continuo ad interrogarmi, più o meno dal mio secondo anno di lavoro, se questa è la strada che davvero voglio, che fa per me. Vorrei avere un rapporto sereno e appagante con il mio lavoro, ma non è così. Nel tempo ho fatto pace con questo sentimento. All’inizio mi innervosiva, c’era sempre una prevalenza d’insoddisfazione, la sensazione costante di essere nel posto sbagliato. Con il tempo ho imparato a vederla diversamente. E’ un rapporto complesso, altalenante, pieno di conflitti tra la persona che sono, i miei valori,  e quello che (a volte) mi viene chiesto di essere. Ma ho imparato a gestire questi conflitti, a considerarli parte stessa del lavoro. E poi c’è il fatto che il mio lavoro, soprattutto nell’ultimo anno, mi piace molto.  Forse però non riuscirò mai a liberarmi dell’approccio critico, e oggi questo approccio lo ringrazio. Ringrazio di saper vedere con occhi ben aperti, ringrazio la mia mente vigile, che non mi fa accettare proprio tutto. Potrei forzare la mano, costringermi a cambiare strada solo per il gusto di farlo. Ma non sono sicura che forzare gli eventi da questo punto di vista sia la cosa giusta, credo che in qualche modo questa sia (ancora) la mia strada, credo di avere ancora da imparare.

 

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Ho un rapporto strano con Instagram. Adoro le foto, adoro che sia, a suo modo, una finestra sul mondo. Ma alcune cose hanno iniziato a darmi fastidio. Un fastidio dapprima tiepido, che con il passare del tempo si è fatto più chiaro. Quei profili perfetti, quelle case sempre in ordine, quei bambini vestiti sempre con colori tenui, puliti, spensieratamente selvaggi in stanze in perfetto stile scandinavo. Quelle famiglie giramondo, tutte amore e gioia. Quelle stories inutili “oggi mi sono svegliata, ho mangiato quello, ho fatto quello”. Banalità e finzione a quintali che risucchiano la mia attenzione da cose più importanti. Ho iniziato a chiedermi: ma voi famiglie amorevoli, siete davvero mai state al ristorante con un bambino? Avete mai rincorso un bambino avanti e indietro lungo il corridoio dell’aereo? Avete mai dimenticato di mettere il repellente per insetti sentendovi uno schifo per le 5 enormi punture sulla guancia di vostro figlio il giorno dopo? Urlate mai? Litigate? Perdete la pazienza? Sicuramente sì. Ma non si vede, e allora tutto prende lo stesso sapore edulcorato che alla lunga mi annoia. Sto imparando a fare una cosa: unfollow. Unfollow agli ipocriti, ai perfetti, ai peace&love, a quelli che fanno i sognatori ma stanno in realtà facendo pubblicità a qualcosa, a quelli che ti fanno credere che la vita quotidiana sia un libro stampato. A quelli che inventano hashtag e se li rimpallano l’un l’altro. Voglio vedere il bello su instagram, certo, voglio vedere belle foto, leggere storie interessanti. Ma il bello deve essere un’esperienza reale, non una ricostruzione posticcia con faccioni sempre sorridenti.

The_Escape_Diaries_Latelygenfeb201807
Reggia di Venaria, febbraio 2018

 

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Qualche mese fa, guardando il calendario delle chiusure scolastiche, abbiamo deciso di approfittare del lungo weekend di carnevale per prenotare 4 giorni in montagna. Volevamo che fosse una vacanza il più possibile riposante e ci siamo concessi una sistemazione con tutti i comfort, piscina e spa inclusi. E’ stata l’occasione per riavvicinarmi alle montagne dove trascorrevo alcune settimane in estate tutti gli anni. Sono state delle giornate molto belle e tutti avevamo bisogno di un break e di respirare aria nuova. Orlando ha messo per la prima volta gli sci, a 3 anni e 4 mesi, divertendosi e scivolando per la pista baby con grande coraggio! Non vedo l’ora che si possa sciare tutti insieme, probabilmente già l’anno prossimo. L’ultimo giorno, prima di tornare verso Milano, ci siamo fermati al lago di Molveno. Il lago è dell’azzurro profondo che ricordavo, circondato dalle cime possenti delle Dolomiti del Brenta. Tirava un vento gelido, che ci ha gelato il naso e le mani, ma non ci ha impedito di giocare a lungo ai pirati su una (finta) nave di legno sulle rive del lago.

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VIAGGI SULLA RETE 

Ho sognato molto di viaggi in questi due mesi, anche perché abbiamo dovuto decidere la nostra meta pasquale. Avevamo il sogno di andare in Kenya, con l’obiettivo principale di raggiungere Lamu. Abbiamo deciso di rimandare ad una stagione migliore e a quando avremo più giorni. Ma Lamu ha scalato la mia lista dei desideri in termini di viaggio. Qui di seguito alcuni degli articoli di viaggio che ho preferito in questi due mesi:

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UNA FRASE 

Quest’anno sto cercando di annotarmi con più costanza le cose che mi piacciono. Nella prima pagina della mia agenda del 2018 ho scritto questo pezzo di Arundhati Roy che voglio tenermi a portata di mano, lo considero il mio pensiero guida per quest’anno.

“The only dream worth having is to dream that you will live while you are alive,  and you die only when you are dead. To love, to be loved. To never get used to the unspeakable violence and vulgar disparity of the life around you. To seek joy in the saddest places. To pursue beauty to is lair. To never simplify what is complicated or complicate what is simple. To respect strength, never power. Above all to watch. To try and understand. To never look away. And never, never to forget.”

Arundhati Roy


Ho deciso di inaugurare una nuova categoria: lately. Non direttamente collegata a viaggi e luoghi, ma più legata alla mia vita quotidiana, per fermarla da qualche parte.

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