Diario di viaggio: Cicladi, Grecia

Mi dispiace non fermarmi nemmeno un giorno ad Atene. Ma d’altra parte questo viaggio è stato pensato e voluto per goderci vacanze marine, al 100%. Atene ad agosto può essere calda come un forno e anche se la visita all’Acropoli mi attira da morire, decidiamo di rimandarla ad un’altra stagione. Abbiamo tempo prima del traghetto che ci porterà a Sifnos, e così decidiamo di raggiungere il Pireo con mezzi pubblici: dall’aeroporto internazionale Eleftherios Venizelos (adoro i nomi degli aeroporti!) prendiamo il treno urbano che, con cambio alla fermata di Monastiraki, ci porta fino al Pireo. Il viaggio dura una cinquantina di minuti, in alternativa al treno c’è l’autobus diretto che porta dall’aeroporto al Pireo, ma ci mette un po’ di più e finisce inghiottito dal traffico cittadino, anche per questo scegliamo il treno. E anche perché il treno permette al bambino di muoversi un po’ di più e dopo l’aereo lui ne ha bisogno. Atene scorre fuori dal finestrino del treno, vedo case bianche e color crema e giardini, in alcuni momenti mi ricorda Amman. Poi il treno si butta sottoterra. Sul treno incontriamo e chiacchieriamo con una signora ateniese che fa la professoressa di greco a Napoli, alla fermata di Monastiraki si assicura di metterci sul treno giusto per il Pireo.

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Stazione del Pireo, Atene, Grecia

Il Pireo è il porto di Atene, ma me lo aspettavo molto peggio. Ci sono tanti posti per mangiare, di fatto è come essere in città a tutti gli effetti. Chissà perché mi ero fatta l’idea di un posto isolato con solo navi in arrivo e in partenza e qualche bettola qua e là, invece è molto trafficato e molto movimentato. Ritiriamo il biglietto del traghetto all’agenzia (quando si comprano i biglietti on line, si può scegliere se ricevere i biglietti a domicilio via posta – al prezzo in genere di 15€ – o se ritirarli direttamente al porto) e andiamo a pranzo. Il nostro traghetto per Sifnos parte puntuale alle 17:00, veniamo invitati insieme agli altri turisti a salire sulla nave al grido di “Parakalò!”. I greci parlano a voce alta e hanno modi bruschi, anche quando in realtà ti stanno rivolgendo un pensiero gentile o una cortesia.

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Apollonia, Sifnos

Il porto di Sifnos si chiama Kamares, appena arrivati abbiamo subito un assaggio dell’eccellente sistema di bus dell’isola: scendiamo dal traghetto e il bus per Apollonìa è già lì che ci aspetta, lo prendiamo al volo. E quindi eccomi qui, la mia prima volta in un’isola delle Cicladi, e davvero tutte le case sono imbiancate a calce e davvero queste isole altro non sono che scogli brulli sparpagliati in mezzo al blu del mare…Ma rimando le considerazioni al giorno dopo perché siamo troppo stanchi, una crêpe veloce per tutti, due passi nella stretta via piena di turisti e ristoranti e ce ne andiamo a dormire. La mattina dopo, il sole filtra dalle tende del nostro balconcino e attraverso la nostra finestra dagli infissi azzurri, fuori una bellissima bouganvillea fuxia mi ricorda subito dove siamo.

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Blychò, Sifnos

Il primo giorno partiamo come al solito senza troppi piani definiti, prendiamo il primo autobus che passa e che va a Faros e senza saperlo ancora, questo diventerà il nostro posto preferito di Sifnos, ci torneremo infatti ancora una volta l’ultimo giorno prima di lasciare l’isola. Superata l’affollata spiaggetta proprio sul porticciolo di Faros, piena di taverne, con una breve passeggiata attraverso le casette del villaggio si arriva alla più tranquilla spiaggia di Blychò. Basta scegliere l’ombra dell’albero che si preferisce e condividerla rispettosamente con gli altri bagnanti. Da qui parte anche il sentiero per il bellissimo monastero di Chrissopingi. Nei giorni successivi giriamo tutte le principali spiagge e località dell’isola, ma Faros rimane la nostra preferita. Sifnos è un’isola con un turismo discreto, molto del quale è fatto di ateniesi,  qualcuno lo definisce chic. Le spiagge di Kamares, Vathi e Platis Gialos sono tempestate di tavernai ma quello che mi colpisce è un modo diverso di vivere la spiaggia rispetto all’Italia, più semplice se vogliamo, per quanto non esattamente “selvaggio”, non a Sifnos.

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Faros, Sifnos

Sotto al nostro hotel di Sifnos c’è una pasticceria della stessa famiglia proprietaria dell’hotel, è molto frequentata, soprattutto alla sera quando le anziane signore locali vengono a fare scorta di dolcetti ricoperti di frutta secca e cioccolato. Il proprietario, con qualche chilo di troppo e anziano anche lui, se ne sta sempre seduto sulla sua sedia dietro la cassa. Ci ha regalato due pacchi di biscotti (buonissimi) e offerto lecca-lecca e dolcetti a Orlando praticamente ogni volta che passava di lì. Sembra burbero quando ci si rivolge, io penso sempre che mi stia cazziando per qualcosa, in realtà ci vuole offrire un dolcetto. Sono così i greci.

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Klima, Milos

Milos è meno compatta di Sifnos, la piccola rotonda sul porto di Adamas è trafficatissima. Anche Milos ha la caldera, come Santorini, ma le sue sponde sono basse e la sua acqua, piatta come uno specchio, disegna un cerchio quasi perfetto. Decidiamo di noleggiare una macchina perché qui il sistema di autobus non ci permette la stessa flessibilità che a Sifnos. Milos, nonostante più trafficata, è molto più selvaggia di Sifnos e ha alcune spiagge pazzesche e panorami di altri mondi. Milos ha scogliere bianche, piccole insenature tra rocce multicolore striate di verde, spiagge di acqua cristallina con sorgenti termali, Milos ha alcune località di assoluta bellezza come Mandrakia, Plaka e Klima. A Milos i tramonti esplodono di rosso colorando le case bianche di rosa, mentre il sole si tuffa nel mare dietro il lato opposto della caldera. Milos è stupenda, ruvida all’inizio, morbidissima non appena si va oltre la superficie.

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Chora, Folegandros

Quando prima di partire ho detto che avremo visitato 4 isole la gente mi diceva che ero matta. Perché non sceglievo di visitarne solo una e riposarmi?! Perché andare tutti i giorni nello stesso posto mi avrebbe annoiato. Ma se c’è un posto dove, forse, questo sarebbe stato possibile è Folegandros. Appena si sbarca sul porto di Karavostatis si respira un’aria diversa: qui il traffico non esiste, il ritmo scorre lento, la terra gialla sollevata dal vento rende l’orizzonte confuso e polveroso. Vassiliki è lì al porto ad aspettarci e ci accompagna nella nostra camera nel suo piccolo albergo a gestione familiare in cima alla collina che domina dall’alto la spiaggia di Agali. Folegandros è piccola e Agali è solo un insieme di case, domatia e piccoli ristoranti. Dalla nostra terrazza si guarda il mare e la spiaggia, la sera sentiamo il rumore del mare salire fino alle nostre finestre. Folegandros è rilassante, tranquilla, segue i ritmi della natura. Da Agali con un barchino si raggiungono alcune tra le più belle spiagge dell’isola che sono anche quelle riparate dal meltemi. Ci muoviamo da qui solo per andare due volte alla bellissima Chora, una volta per la scalata a Panagia (chiesa di Maria Vergine) e una volta per cena. C’è un solo autobus mezzo scassato che si arrampica su e giù per le strade dell’isola, fa poche corse e la sera è preso d’assalto dai bagnanti che rientrano dalla spiaggia. Decidiamo di non impazzire troppo, ci limitiamo a trascorrere le nostre giornate nelle spiagge intorno ad Agali, il meltemi soffia forte e la costa a nord, dall’altra parte dell’isola, è comunque impraticabile. E forse è qui che viviamo davvero il ritmo silenzioso e tranquillo delle Cicladi, scandito dal canto delle cicale.

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Oia, Santorini

Santorini l’ho odiata e amata insieme. Ho sentimenti contrastanti per quest’isola, ma volevo venirci e sono contenta di esserci venuta. L’ho odiata quando ho sofferto per la prima volta in vita mia il mal di mare entrando nel porto, chiusa in quel terribile aliscafo che ondeggiava come non mai sul mare mosso dal vento e dalle altre navi del porto. L’ho odiata per il traffico, per i suoi infiniti cantieri edili ovunque, per i suoi milioni di turisti, tutti a far la coda negli stessi posti, per vedere lo stesso panorama. L’ho anche amata, però. Ho amato la luce della caldera, con quelle scogliere marroni alte centinaia di metri e il mare blu grigio della sera. Ho amato le casette di Oia e Fira, abbarbicate sulla parete di roccia, scintillanti al sole. Ho amato il tramonto visto dal faro e il color caffellatte delle casette di Pyrgos. Che poi Pyrgos è il mio posto preferito di tutta l’isola. Santorini, in ogni maledetta lista dei 100 posti da vedere assolutamente prima di morire, con il suo piccolo aeroporto, troppo piccolo per la mole di turisti che accoglie ogni giorno, tutti qui a vedere la luce del tramonto specchiarsi sulla caldera. Santorini, se ci rivedremo sarà a novembre.


Le Cicladi (Κυκλάδες) sono un gruppo di circa 200 isole greche situate nel Mar Egeo. Interessante sapere che il loro nome deriva dalla disposizione a cerchio (ἐν κύκλῳ) intorno a Delo, isola sacra per gli antichi greci per aver dato i natali al dio Apollo e alla dea Artemide. 

Altro sul viaggio alle Cicladi, qui.

 

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