Lately: di questo pazzo e assurdo 2020

L’estate all’improvviso

Ci siamo lasciati con questo articolo dove avevo scritto che nell’ipotesi più rosea quest’estate potevamo aspettarci giusto una “ventata di brezza marina nostrana” e in effetti è più o meno quello che è successo. Appena c’è stata la possibilità di prendere un aereo, ho accompagnato O. a Cagliari dai nonni. L’aeroporto di Malpensa era deserto, la sala del check in silenziosa e vuota. Per quanto ammetto di non amare particolarmente quell’aeroporto, è stato da sempre il punto di inizio delle avventure più esotiche e ho sentito non poca malinconia nell’attraversarlo in una condizione così diversa: niente caos di turisti in partenza, niente code, niente bambini eccitati, niente vociare in lingue straniere, solo di tanto in tanto il rumore del nastro portabagagli dell’unico banco aperto di tutta la sala.

Cagliari, sulla Sella del Diavolo

Da quel primo volo con mascherina ce ne sono stati altri, sempre verso la stessa destinazione: Cagliari. Il vantaggio del remote working è quello di riuscire a gestire con maggiore flessibilità gli spostamenti, sebbene le mie giornate anche a Cagliari siano prevalentemente davanti al PC e con le cuffiette nelle orecchie. Con il risvolto positivo di riuscire a trascorrere in ogni caso più tempo con la mia famiglia nella mia città natale e i weekend in spiaggia.

Ci sono momenti in cui sento fortissima la mancanza dell’eccitazione per una imminente partenza in un luogo lontano, quel misto di aspettativa per l’avventura che sta per iniziare e la voglia di scoprire un nuovo angolino di mondo. Sogno di tornare in Asia da tempo e a volte le sensazioni dei miei precedenti viaggi in quel continente mi si presentano addosso più vive che mai, il ricordo dell’aria umida, degli odori dei wok che sfrigolano lungo la strada, il profumo dell’incenso, la folla in movimento perpetuo, il rumore dei clacson…sì, mi manca tutto questo. Prendere posto nella mia poltroncina pronta per un volo intercontinentale, scegliere insieme a O. che film guardare, consultare il menu della cena come se fosse il ristorante migliore del mondo, ripercorrere mentalmente l’itinerario che ho pianificato, provare a ricordare il nome di chi ci verrà a prendere in aeroporto, o il costo giusto da pagare al taxi per raggiungere l’hotel. Provare a immaginare cosa faremo nel primo giorno e quando finalmente raggiungeremo quel determinato posto che è quasi il motivo di tutto il viaggio. Perché per me c’è sempre un posto così, quello che mi ha fatto fare click e mi ha fatto scegliere di andare proprio lì.

E niente, tutto questo manca.

Milano, Porta Romana

L’instagram è pieno di elogi per il nostro bel paese, mai viste così tante persone fare trekking in Trentino o lodare così profondamente il sud Italia o piccoli comuni dimenticati che riscoprono, o scoprono per la prima volta, le glorie della fama digitale. Niente da dire. Amo l’Italia, so quanto siamo fortunati e per quanto mi riguarda, l’estate al suo meglio è il Mar Mediterraneo. Eppure, impossibile per me non provare un po’ di nostalgia per quella sensazione di essere catapultata in un mondo nuovo.

Villaggio nuragico, Paulilatino, Sardegna

Ma intanto l’estate è passata tra Milano e la Sardegna, in parte a lavorare dalla vecchia scrivania e in parte in ferie. Sono riuscita a costruire un piccolo itinerario sull’isola di famiglia insieme al piccolo viaggiatore, con l’obiettivo di visitare 2 posti dove non ero mai stata, di cui prima o poi scriverò. E poi, zitta zitta, sono andata alla scoperta di una destinazione nuova, mai visitata prima e che comunque vale una bandierina. Sono stati giorni bellissimi, di libertà, lontano da tutti e dalla folla. Prima o poi scriverò anche di questo.

Corsica

L’autunno dietro l’angolo

Sapevo che salendo sul volo di rientro a Milano, il 31 agosto, mi chiudevo la porta dietro l’estate. L’estate che mai come quest’anno profumava di libertà. Orlando aveva un importante appuntamento con la prima elementare (che però adesso si chiama “scuola primaria”), appuntamento che ho pregato ogni giorno potesse essete mantenuto, e così è stato. E nel giro di qualche ultimo weekend all’aria aperta, ci siamo ritrovati a casa, come se l’estate non ci fosse mai stata. Come per tutti, credo, accettare la seconda ondata della pandemia è stato più difficile della prima, sebbene le dinamiche e le regole fossero già note e ci fosse già un non so che di predisposizione mentale. Ancora una volta, ho ringraziato le passeggiate nella natura in luoghi solitari, poco fuori città.

 

Per Natale siamo rimasti qui a Milano. Sono mancati lo slancio e la voglia di comprendere le regole e partire, e ha giustamente prevalso un sentimento di responsabilità verso noi, verso gli altri e verso la nostra famiglia. Non abbiamo potuto fare molto se non farci compagnia, nella nostra piccola “bolla” milanese, e accontentarci di tutti – e dico TUTTI – i parchi del quartiere. Con mascherina, certamente.

Il 2021

Tra i messaggi di auguri di Capodanno (trascorso naturalmente a casa in assoluta intimità) spicca quello di mio padre, famoso per il suo, diciamo così, realismo.

Qui stanno sparando più botti del solito. Si vede pensano che questo anno bisestile sia la causa di tutto, invece il problema proseguirà invariato.”

Ebbene, è così. Eppure, se prendo la pandemia come qualcosa di collaterale, per me il 2020 è stato un anno difficile e disseminato di sfide personali, ma anche di grande cambiamento e trasformazione. E nonostante tutto, le tempeste, i tuoni, i fulmini, i mostri marini…in un modo che oggi mi può solo sembrare straordinario, la barra è rimasta dritta e la barca a galla. E quindi, mi voglio dare personalmente una pacca sulla spalla e muoio dalla voglia di ringraziare e abbracciare i miei amici e, soprattutto, le mie amiche, perché quando c’è bisogno, sono sempre lì, anche se distanti.

Tornando a parlare di viaggi, dubito che il 2021 ci possa regalare emozioni molto esotiche, ma lasciamogli l’opportunità di sorprenderci e il mio invito ai viaggiatori è quello di farci trovare pronti ad aprire il cassetto con il nostro “viaggione” dei sogni, perché se vi fosse la possibilità, bisognerà coglierla all’istante. Nel frattempo continuo a prendere un sacco di appunti e annotazioni per fughe local, rigorosamente in territorio Lombardo. A sognare un pochettino più in grande ci sarebbe anche Roma che ci aspetta da febbraio…ma non voglio esagerare!

Difficile fare ipotesi su come sarà viaggiare in futuro. Sento che c’è un nuovo senso di responsabilità di cui bisogna farsi carico, a prescindere dalle manifestazioni del virus. Spero che si possa riavere indietro la possibilità di esplorare il mondo liberamente, ma con una consapevolezza e un rispetto diversi. Per il momento, si tratta per me di mantenere vivo il fuoco dell’esploratore, che non dipende dalle distanze che percorre ma dalla sua curiosità e dal suo sguardo attento sul mondo che lo circonda.

Val di Mello, Lombardia

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