Diario di viaggio: le rovine di Hampi, Karnataka, India

Hampi è stato per me un posto piacevolissimo, in tutti i sensi: gente simpatica, qualche incontro interessante, qualche raggio di sole nel cielo pallido del monsone (ma abbastanza per ustionarmi per bene) e una terrazza ventilata dove trascorrere serate vista fiume e scolare caraffe di banana lassi. Quel genere di posto che potrebbe tenerti lì a fluttuare per mesi, se si potesse. E con 3.700 monumenti da visitare ci sarebbe anche un bel da fare.
Ho già dedicato due articoli ad Hampi (qui e qui) raccontando due avventure del nostro soggiorno, ma Hampi merita ancora qualcosa, un articolo dedicato e completo, sulla nostra esperienza lì, con tutte le informazioni per organizzare al meglio la visita. E allora ecco qui il diario di viaggio dei nostri giorni ad Hampi e alla fine dell’articolo qualche consiglio e link utile per il vostro viaggio.
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Virupashka Temple, Hampi Bazaar

Hampi Bazar si presenta oggi come un piccolo villaggio sorto sulle rive del fiume Tungabhadra, circondato dalle rovine della Hampi che fu. La “Hampi che fu” si chiamava in realtà Vijayanagara, capitale dell’omonimo impero che ebbe il grande merito di promuovere la religione induista come elemento di unità. L’impero induista di Vijayanagara venne infine distrutto dall’invasione dei musulmani; da sempre la contrapposizione tra sultanati musulmani e imperi induisti ha segnato la storia dell’India. Oggi rimangono vari siti di rovine e templi sparpagliati nel territorio intorno al villaggio ancora abitato. La maggior parte dei viaggiatori che arriva qui, e così anche noi, sceglie di alloggiare in una delle guest house di Hampi Bazaar, il punto migliore da cui partire per visitare tutta la zona circostante.

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strade di Hampi Bazaar
Hampi ha ancora oggi una posizione strategica. Metti un fiume in India, e intorno si sviluppa la vita: donne che lavano i panni al fiume, vacche sacre che girano indisturbate ovunque, alberi di banano, scimmie a caccia di barattoli di nutella incustoditi (true story!).
Appena arrivati ad Hampi Bazaar il benvenuto ci viene dato dall’imponente Virupaksha Temple: non posso dimenticare la bellissima vista sul gopura illuminato nella luce della sera che si aveva dal tetto della nostra guesthouse. Questa vista e quella del fiume ci hanno accompagnato sempre durante le merende e durante le ottime cene – rigorosamente vegetariane – cucinate dal bravissimo cuoco della guesthouse.
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una turista ustionata e felice consuma il suo lassi alla banana nella terrazza della guesthouse

Nella nostra prima passeggiata per Hampi decidiamo salire sulla Hemakuta Hill, la collina di templi che domina il Virupaksha Temple e tutta l’area circostante. Quello che colpisce subito è la particolarità del territorio, seminato di colline  e di massi di granito grigio (qui se ne può avere un’idea).

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Hemakuta Hill e sullo sfondo il Virupaksha Temple

Ci aggiriamo per i tempietti sulla collina e poi scendiamo a visitare, finalmente, il Virupaksha Temple. Ogni ingresso in un tempio induista prevede che ci si tolga le scarpe. E’ una cosa che le prime volte lascia un po’ diffidenti: vacche e cani – e in questo caso anche elefanti – sono ammessi e quindi i pavimenti, a volte in terra battuta, a volte in pietra, non sono esattamente puliti. Riconosci i neofiti del tempio induista perché tengono i calzini, o se li mettono addirittura apposta per la visita. Lo abbiamo fatto anche noi le prime volte…a ripensarci mi viene da sorridere.

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All’ingresso del tempio una splendida elefantina di nome Lakshmi raccoglie le monete da 2Rp con la proboscide e elargisce poi una tenera benedizione posando la proboscide sulla testa. Non sono sicura se questo sia un modo corretto di sfruttare gli animali, ma Lakshmi era talmente tenera che ha conquistato subito il mio cuore.

Credo non mi stancherò mai di visitare i tempi induisti. Mi piace passeggiare per i cortili, attraversare le sale di pietra, guardare i fedeli che si godono l’ombra o le donne che passeggiano con i loro sari dai mille colori.

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Il secondo giorno, per visitare il resto delle rovine, decidiamo di affittare delle bici. Pessima idea e vi ho spiegato qui nel dettaglio perché.
Con il senno di poi, abbiamo sbagliato percorso:
  • La parte visitabile più facilmente in bicicletta è tutta quella del sacred center (Krishna Temple, Badavilinga Temple e Lakshmi Narasimha Temple) e del royal center (stepped tank, Queen’s Bath, Hazara Rama Temple, Elephant stables, Zenana Enclosure).
  • La bicicletta *non* va invece bene per il percorso lungo il fiume, fino al Vittala Temple. Qui la bici non solo non serve, ma è decisamente d’impiccio perché la strada è in parte un sentiero accidentato e  per il resto si tratta di gradoni di pietra da fare in salita.

Detto ciò, la parte che costeggia il fiume è senza dubbio la più affascinante e si fanno anche interessantissimi incontri.

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Tungabhadra River
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Una famiglia ci chiede di fare una foto ricordo. Io vinco il premio della peggio vestita di Hampi e dintorni.
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imbarcazione, Tungabhadra River

Dal lato del fiume si trova anche il mio tempio preferito: l’Achyutaraya Temple.

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Achyutaraya Temple + gregge
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Achyutaraya Temple
Circondato dalla vegetazione e da greggi di passaggio e soprattutto al momento della nostra visita deserto, l’Achutaraya Temple ha il fascino che solo i fan di Tomb Rider coglieranno fino in fondo :). Non c’è niente di più suggestivo che visitare un tempio circondato dalla vegetazione tropicale in completa solitudine (pecore escluse).
Proseguendo nel percorso si incontra uno dei templi più famosi di tutto il complesso di rovine: il Vittala Temple. Questo tempio si compone di diversi padiglioni al suo interno con bellissimi pilastri di pietra finemente scolpita. Ma quello che lo rende famoso è sicuramente il carro di pietra. La leggenda narra che nell’antichità le ruote di pietra del carro fossero in grado di girare davvero.
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il carro di pietra del Vittala Temple

Il carro rappresenta il veicolo di Vishnu a cui il tempio è dedicato: all’interno vi è un’immagine di Garuda, il dio aquila.

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Le bellissime colonne scolpite del Vittala Temple
Come potrete notare dalle foto, il tempo non era dei migliori: cielo grigio e basso, luce lattiginosa. Ma quello che dalle foto non si può percepire è il caldo umido assassino. Al termine della visita al Vittala Temple entrambe le nostre bici avevano le ruote bucate, davanti a noi ancora 8km di circuito da percorrere per rientrare alla base, caldo e pioggerellina fitta.
Questo inconveniente e la lunga sosta per riparare le ruote delle bici non ci ha permesso di visitare ancora molto dei restanti monumenti lungo la strada. Sulla via del rientro siamo comunque riusciti a fermarci per visitare i bellissimi Bagni della Regina.
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Queen’s Bath, Hampi

Il giorno dopo attraversiamo il fiume in barca e ce ne andiamo sull’altra sponda del Tungabhadra a visitare un’altra serie di templi ancora in uso, tra risaie e banani e palmizi.

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attraversamento del Tungabhadra

Arrivati sull’altra sponda prendiamo un risciò per farci portare in giro e lungo la strada acquisiamo anche un passeggero decisamente speciale: un vecchio che noi chiamiamo Baba, magrissimo e fulminato e che scopriamo essere un tipo abbastanza noto nella zona, una specie di santone decaduto perché più avezzo ad alcol e marijuana che alla santità. Ad ogni modo la sua compagnia è decisamente piacevole, acconsentiamo a farci guidare per i templi della zona alla scoperta dell’induismo… La prima tappa è il bellissimo tempio di Hanuman in cima al colle di Anjaneya, di cui ho già parlato nel dettaglio.

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Per il resto della giornata ce ne andiamo in giro per i templi della zona e, per farla breve, finiamo scalzi tra le cacche di vacca a scampanellare e accedere candele sacre a Vishnu, per poi coronare il tutto con la partecipazione al banchetto del tempio con i fedeli!

 

Il banchetto funziona così: dopo offerta, preghiera nel tempio e segni rossi sulla fronte (il tilaka), si viene dotati di foglia di banano, ci si siede buoni buoni per terra sotto un albero in compagnia di altri fedeli e di scimmie affamate (che ti fissano, e poi un uomo con un paiolo di riso, versa il riso sulla foglia e lo condisce con una salsina piccantissima rovente. Si mangia rigorosamente con le mani, anzi, con la mano destra. Eventuali avanzi vengono smaltiti felicemente dalle scimmie; poi la foglia/piatto viene lasciata su una pila vicino ad un rubinetto dove vengono sciacquate e riutilizzate (almeno credo). Come vedete dalla foto a dir poco imbarazzante, PP ha gradito moltissimo spazzolando tutto con grande delusione delle scimmie.

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Il giorno dopo, il terzo giorno, era arrivato il momento di riprendere il nostro viaggio verso sud e lasciare Hampi. Posso dire senza ombra di dubbio che questa è stata una delle tappe che ho preferito di tutto il nostro viaggio in India del Sud.

Qualche consiglio utile:

    • in questo sito trovate la mappa delle rovine: http://hampi.in/hampi-ruins-map
    • per visitare almeno il meglio di Hampi e farlo con la giusta calma pianificate come minimo 3 giornate intere;
    • ad Hampi Bazaar non mancano ristoranti (tutti vegetariani) e guesthouse, la nostra si chiamava Vicky’s Guesthouse, essenziale ma pulita e soprattutto con un ottimo ristorante sul tetto: qui ho mangiato la migliore cucina indiana di tutto il viaggio;
    • Per/Da Hampi Bazaar: noi arrivavamo da nord in treno; la prima tratta Mumbai-Margao in treno notturno e poi Margao-Hospet in treno. Da Hospet ad Hampi si può prendere un autobus. Per proseguire verso sud la soluzione migliore è passare per Bangalore da cui poi ci si muove più o meno per qualsiasi altra destinazione del Sud.  Noi invece volevamo andare direttamente ad Hassan, senza passare da Bangalore, e quindi abbiamo preso un bus per Shimoga e lì abbiamo cambiato per Hassan. E’ una tratta lunghissima e faticosa, con il senno di poi prevederei comunque una sosta a Bangalore. Qui c’è l’articolo con il dettaglio del nostro itinerario in India.

Hampi è un villaggio del nord del Karnataka (India) sulle rive del fiume Tungabhadra raggiungibile facilmente da Hospet, collegata via treno e via bus alle principali città vicine. Le rovine intorno ad Hampi sono molto estese e giustificano una permanenza di almeno 2-3 giorni. Hampi è considerato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

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2 risposte a "Diario di viaggio: le rovine di Hampi, Karnataka, India"

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